{"id":9406,"date":"2025-07-22T21:29:53","date_gmt":"2025-07-23T03:29:53","guid":{"rendered":"https:\/\/ambsanjose.esteri.it\/?page_id=9406"},"modified":"2025-07-28T11:51:19","modified_gmt":"2025-07-28T17:51:19","slug":"massimo-fioravanti-bosi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/ambsanjose.esteri.it\/it\/italia-e-costa-rica\/diplomazia-culturale\/le-storie-degli-italiani\/massimo-fioravanti-bosi\/","title":{"rendered":"Massimo Fioravanti Bosi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Massimo Fioravanti Bosi<\/strong> nacque l\u201911 settembre 1862 a Calto, in provincia di Rovigo, da Carlo e Luigia Vallini. Figlio di contadini poveri, pot\u00e9 frequentare la scuola solo fino alla terza elementare, dopodich\u00e9 fu costretto a lavorare nei campi per aiutare la famiglia. Nonostante ci\u00f2, fu un autodidatta appassionato: si form\u00f2 da solo leggendo Dante, Giuseppe Giusti e Lorenzo Stecchetti.<\/p>\n<p>Nel 1887, attratto dalla speranza di una vita migliore, part\u00ec per il <strong>Costa Rica<\/strong> per lavorare alla costruzione della <strong>ferrovia atlantica<\/strong>. Vi rimase fino al marzo del 1889, sperimentando in prima persona le dure condizioni di vita degli emigranti italiani. Denunci\u00f2 in seguito le promesse non mantenute da Minor Cooper Keith, il finanziatore dell\u2019impresa, i maltrattamenti subiti, i lavori estenuanti in ambienti malsani e l\u2019alloggio in capanne di canne, raccontando tutto ci\u00f2 come un\u2019esperienza di abbandono e sfruttamento.<\/p>\n<p>Rientrato in Italia in condizioni di povert\u00e0, si trasfer\u00ec a Roma dove lavor\u00f2 come muratore durante la \u201cfebbre dell\u2019edilizia\u201d di fine Ottocento. Anche quell\u2019esperienza si rivel\u00f2 negativa, spingendolo a tornare definitivamente nel suo paese natale, dove si dedic\u00f2 all\u2019agricoltura.<br \/>\nNel 1891 spos\u00f2 <strong>Lodia Marcella Crivellenti<\/strong>, con la quale ebbe cinque figli.<\/p>\n<p>Nel <strong>febbraio del 1893<\/strong> scrisse il poemetto <em>Ricordo di Costarica<\/em>, in cui rievoca, con toni emotivi e malinconici, la difficile esperienza vissuta da emigrante. Il testo rappresenta un\u2019importante testimonianza storica sui rapporti tra gli italiani emigrati e il paese centroamericano, offrendo al lettore una rappresentazione preziosa della <strong>Costa Rica degli anni \u201980 dell\u2019Ottocento<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel poemetto Fioravanti mescola episodi vissuti, descrizioni della natura e riflessioni personali; si rivolge con affetto agli amici lasciati in Costa Rica, racconta la fuga dai cantieri, la costruzione della ferrovia atlantica segnata dal dolore e dalla morte. Parla poi della citt\u00e0 di Lim\u00f3n ma anche di San Jos\u00e9 e della natura costaricana, descritta con espressioni di meraviglia.<\/p>\n<p>Solo nel <strong>1936<\/strong>, a distanza di oltre quarant\u2019anni dalla sua stesura, il poemetto fu pubblicato all\u2019interno della raccolta <em>Poesie<\/em>, insieme al sonetto <em>A Costarica<\/em>, anch\u2019esso ispirato alla medesima esperienza. Entrambe le costituiscono un punto d\u2019incontro tra la cultura italiana e quella costaricana, pressoch\u00e9 unico nella poesia dell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Nel <strong>2015<\/strong> <em>Ricordo di Costarica<\/em> \u00e8 stato ripubblicato in una rivista dell\u2019Universit\u00e0 di Costa Rica, e riconosciuto come documento di rilievo per la memoria storica del paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Massimo Fioravanti Bosi nacque l\u201911 settembre 1862 a Calto, in provincia di Rovigo, da Carlo e Luigia Vallini. 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