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1. Introduzione: Il valore della diplomazia scientifica

La cooperazione accademica e scientifica tra Italia e Costa Rica trascende il mero scambio tecnico per configurarsi come un pilastro portante delle relazioni bilaterali. Dobbiamo interpretare questo legame non solo come una successione di progetti, ma come una sinergia strategica tra la secolare tradizione accademica italiana e l’ineguagliabile laboratorio costaricano, caratterizzato non solo da una biodiversità ma anche da talenti unici al mondo.

Questo legame profondo è oggi istituzionalizzato nella “Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo” (GRIM), che noi celebriamo oggi in Costa Rica, e che viene celebrata ogni anno in onore del Premio Nobel Rita Levi Montalcini: la cui eredità ispira una collaborazione che ha saputo annullare le distanze geografiche, trasformando il sapere in infrastruttura istituzionale.

 La cooperazione tra l’Italia e il TEC vanta una storia profonda, iniziata negli anni ’70 e consolidatasi attraverso progetti accademici e scientifici di grande impatto tecnologico. Tale cooperazione nasce quasi in contemporanea con la creazione del TEC[1].

I tre pilastri accademici della cooperazione scientifica italiana con il TEC di Cartago sono stati la metallurgia, il design industriale e l’agricoltura.

 

 

 

Approfondimenti
  • [1] Secondo il prof. Walter Bolaños, direttore de Ing. en Mantenimeinto Industrial e poi Vicerrector de Docencia, gia’ nel 1973-4 l'ingegnere José Antonio Sauma Aguilar, primo direttore del corso di laurea in Manutenzione industriale, avvia una trattativa con l'Istituto di Cooperazione Universitaria d'Italia e, con grande sorpresa di molti, nell'aprile del 1976 arriva nel Paese l'ingegnere meccanico Stefano Faberi.
    Nasce la cooperazione italiana al TEC: tre anni dopo, l'avvio delle attività accademiche dell'istituto.