Tra gli anni ’70 e ’90 il TEC operò quasi come una “scuola di ingegneria italiana“. La cooperazione bilaterale, finanziata dal Ministero degli Esteri italiano tramite vari progetti di cooperazione allo sviluppo (tra essi soprattutto il progetto n. 213/G40/ICU/CR), vide esperti e cooperanti italiani costituire quasi il 50% del corpo docente del dipartimento di metallurgia.
Il lavoro di questi esperti ha trasformato il dipartimento nell’attuale Escuela de Ciencia e Ingeniería de los Materiales. E si tratta di un investimento che ha una linea diretta con il successo economico odierno: la formazione di quegli ingegneri ha permesso successivamente la nascita del Master in ingegneria dei dispositivi medici, programma che accoglie oggi circa 25 studenti all’anno ed è direttamente legato alla realtà del paese e ad un settore che oggi rappresenta l’export principale del Costa Rica con un valore superiore ai 5 miliardi di dollari.
Ma facciamo un passo indietro. Di seguito sono elencati – in ordine cronologico – i principali progetti e accordi di collaborazione Italia – TEC nel settore dell’ingegnerie dei materiali:
- Inizio anni ’70 – Gestione di borse di studio (1972): I primi contatti formali riguardano l’interessamento dell’Ambasciata d’Italia per l’ottenimento di borse di studio post-laurea per studenti e docenti del TEC, con l’obiettivo di favorire la specializzazione accademica in Italia.
- Corso di Formazione per Ingegneri (1974): un progetto sponsorizzato dall’UNIDO e finanziato dal Governo italiano per un corso di formazione sulla “Gestione dei servizi di manutenzione e riparazione”. La finalità era elevare le competenze tecniche degli ingegneri locali attraverso metodologie europee.
Il programma di maggior impegno finanziario e di più lunga durata nel settore dei materiali fu però indubbiamente il Progetto 213/G40/ICU/CR – Creazione del corso di Ingegneria Metallurgica (1976-1991). Finanziato dal Ministero degli Affari Esteri italiano, fu gestito dall’Istituto per la Cooperazione Universitaria (ICU) di Roma.
Il programma comportò una presenza costante di cooperanti italiani per 15 anni e l’erogazione di oltre 10 borse di studio di specializzazione in Italia, con la finalità di creare e consolidare il dipartimento di metallurgia (oggi Scuola di Scienza e Ingegneria dei Materiali), dotandolo di laboratori all’avanguardia.
Il progetto iniziò nel 1976, con l’arrivo del primo cooperante italiano, Stefano Faberi, seguito da Saverio Spinelli, Alessandro Garampi, poi Annibale Cutrona, Daniele Trogolo-Got, Secondo Amalberto e Bruno Chine’, coprendo un periodo complessivo di 15 anni. Il progetto si concluse alla fine del 1990; Bruno Chine’ è stato l’ultimo cooperante italiano nel settore[1].
Nell’ambito di tale progetto nell’agosto 1984 il governo italiano donò attrezzature specializzate, tra cui strumentazioni a ultrasuoni per l’analisi di pezzi metallici e banchi di prova per motori.
L’iniziativa italiana diede vita al corso di laurea in Metallurgia; l’allora ITCR (oggi TEC) come contropartita mise a disposizione gli spazi per i laboratori e gli uffici e assunse tecnici e giovani docenti, la maggior parte dei quali formati proprio nell’ambito del progetto stesso.
Il Ministero degli Affari Esteri italiano, in collaborazione con l’ICU, mise a disposizione borse di studio in Italia (solo per il progetto di Metallurgia, più di 10 borse di studio di 9 mesi ciascuna), oltre alla visita di diversi esperti universitari italiani, al finanziamento dei giovani cooperanti, all’acquisto di attrezzature di laboratorio, ecc.
Un ruolo importante fu svolto dalla SOGESTA, a Urbino, dove professionisti provenienti da tutto il mondo frequentavano corsi intensivi della durata compresa tra uno e sei mesi. Questi programmi erano diretti da Carlo Mustachi, laureato al MIT e preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma, ed erano finanziati dall’IRI italiano.
Si tratta di un progetto di successo anche in termini di sostenibilità, perché oggi la Scuola di Scienze e Ingegneria dei Materiali, nata dalla trasformazione dell’ex Dipartimento di Metallurgia, è tuttora attiva e accoglie circa 60 studenti all’anno nel corso di laurea in Ingegneria dei Materiali, e 25 studenti all’anno nel Master in Dispositivi Medici. Vi lavorano più di 20 docenti e 6 tecnici.
In un settore così specifico come quello dei materiali metallici (con la metallurgia) e ora dei materiali in generale, il seme piantato nel 1976, l’avvio della cooperazione italiana per la metallurgia e l’arrivo, quasi 50 anni fa, del primo cooperante Stefano Faveri, ha permesso di:
- Formare centinaia di ingegneri metallurgici e ingegneri dei materiali per l’industria nazionale e le aziende del settore pubblico (tra cui ICE, RECOPE, AyA).
- Preparare decine (probabilmente circa 100) di professionisti con il titolo di Master in Ingegneria dei Dispositivi Medici.
- Soddisfare la domanda di assistenza tecnica all’industria nazionale, attraverso prove di laboratorio, analisi, consulenze professionali, ecc.
- Organizzare eventi quali conferenze, simposi, incontri, ecc.
- Sviluppare progetti di ricerca scientifica e collaborazioni con centri scientifici nazionali e internazionali.
- Partecipare a conferenze e pubblicare articoli scientifici in aree specifiche, da parte di docenti e studenti.
- Invitare esperti italiani e stranieri, inizialmente tramite la Cooperazione Italiana e successivamente tramite lo stesso TEC.
- Sviluppare laboratori scientifici, a volte unici all’epoca, inizialmente con fondi italiani, come Prove non distruttive, Spettrometria di emissione ottica, difrattometria a raggi X, metallurgia estrattiva, tra gli altri[1].
Oggi la Facoltà di Scienze e Ingegneria dei Materiali, l’Ingegneria dei materiali e l’ingegneria dei dispositivi medici sono una realtà in Costa Rica, grazie a quella collaborazione in cui l’Italia ha dato il proprio contributo e la Costa Rica ha fatto la propria parte.
Nell’ambito della collaborazione Italia-TEC si segnale il Progetto di recupero dell’oro nella Penisola di Osa (1988): Una collaborazione tra il TEC, il MINASA e l’Italia per studiare tecniche di recupero dell’oro alluvionale. Il progetto mirava a ottimizzare i processi estrattivi minerari nel paese.
In definitiva il lascito della cooperazione italiana ha permesso al TEC di sviluppare laboratori unici (come quelli di spettrometria e diffrattometria a raggi X) e di formare centinaia di professionisti che oggi operano in settori chiave dell’industria nazionale, come quella dei dispositivi medici.